Ti racconto una cosa che spesso sorprende: il problema, con il tumore del pancreas, non è solo “quali” sintomi dà, ma “come” li dà. All’inizio possono sembrare piccoli fastidi quotidiani, quelli che archivi con un “sarà stress” o “avrò mangiato male”. E proprio qui sta l’inganno.
Perché i segnali iniziali confondono così tanto
Il pancreas è un organo “silenzioso”, nascosto in profondità nell’addome. Quando qualcosa non va, i primi campanelli d’allarme tendono a essere aspecifici, simili a disturbi digestivi comuni. Per questo molte persone arrivano all’attenzione medica quando il quadro è già più evidente.
La buona notizia è che alcuni segnali, soprattutto se persistenti o in combinazione, meritano di essere ascoltati con più attenzione.
I sintomi più frequenti, spiegati in modo chiaro
Qui sotto trovi i sintomi più comunemente riportati nelle fonti mediche, con qualche dettaglio pratico per riconoscerli senza allarmismi inutili.
1) Ingiallimento di pelle e occhi (il segnale più “rumoroso”)
L’ittero è spesso il sintomo che spinge a fare subito accertamenti. Non è solo una questione estetica, di “colore strano” allo specchio: può essere il risultato di un’ostruzione delle vie biliari.
A cosa fare caso, in concreto:
- pelle e parte bianca degli occhi che diventano giallastri
- urine scure, anche se bevi come sempre
- feci chiare o dall’aspetto “grasso”, a volte più maleodoranti (steatorrea)
- prurito diffuso (non sempre, ma può comparire)
Se l’ingiallimento appare in modo netto, è uno dei motivi più validi per contattare rapidamente un medico.
2) Perdita di peso involontaria e calo dell’appetito
Una delle cose che sento descrivere più spesso è questa sensazione: “Non sto facendo niente di diverso, ma dimagrisco”. La perdita di peso può accompagnarsi a anoressia o a un appetito ridotto, come se il corpo “spegnisse” l’interesse per il cibo.
Spesso si associa anche a:
- sazietà precoce, ti senti pieno dopo poche forchettate
- senso di gonfiore persistente, anche con pasti leggeri
3) Dolore addominale e dolore alla schiena
Il dolore tipico viene descritto come:
- sordo, profondo
- localizzato nella parte alta dell’addome
- talvolta irradiato alla schiena (zona dorsale o lombare)
Non è sempre un dolore “a coltellata”. Può essere continuo, fastidioso, difficile da spiegare, e magari cambia con la posizione o dopo i pasti.
4) Disturbi digestivi: quando non è solo “indigestione”
Nausea, vomito, bruciore, difficoltà digestive, sono sintomi frequenti e proprio per questo facilissimi da minimizzare. In alcuni casi compaiono anche:
- gonfiore e meteorismo
- feci più chiare, unte o maleodoranti
- alternanza dell’alvo (non è specifica, ma può far parte del quadro)
La chiave, qui, è la durata: se un disturbo resta per settimane o peggiora nonostante cambi alimentari sensati, vale la pena parlarne.
5) Comparsa o peggioramento del diabete
Un aspetto meno intuitivo, ma importante, è la comparsa di diabete o il suo improvviso peggioramento, anche senza aumento di peso. Non significa che “diabete uguale tumore”, ci mancherebbe, ma è uno dei segnali che, nel contesto giusto, può far accendere un campanello.
Altri sintomi che possono comparire
Accanto ai principali, alcune persone riferiscono:
- stanchezza intensa e calo di energie
- febbricola, brividi, malessere generale
- episodi di pancreatite senza una causa evidente
Sono segnali generici, sì, ma se si sommano ad altri sintomi meritano attenzione.
Quando è il momento di farsi vedere (senza aspettare)
Più che un singolo sintomo isolato, spesso conta la combinazione. Valuta un consulto medico se noti:
- ittero o urine molto scure e feci chiarissime
- dolore addominale o dorsale che persiste e non trovi spiegazioni plausibili
- dimagrimento involontario insieme a perdita di appetito o sazietà precoce
- disturbi digestivi nuovi, continui, in peggioramento
- diabete di nuova diagnosi o improvvisamente più difficile da controllare
Cosa aspettarsi dal primo controllo
In genere il medico parte da visita, esami del sangue (inclusi indici di funzionalità epatica e pancreatica) e, se serve, da imaging come ecografia o TAC. L’obiettivo non è “darsi una diagnosi da soli”, ma non lasciare che segnali ripetuti diventino rumore di fondo.
Se c’è una cosa da portare via da qui è questa: ascoltare il corpo non significa vivere in ansia, significa dare valore ai sintomi che insistono. E, quando serve, farsi accompagnare da chi può davvero chiarire cosa sta succedendo.


